Diario dello Chef, martedì 23 agosto:
Ore 7:00 la sveglia interrompe il mio sonno. Mi alzo, guardo fuori: è una buona giornata nella Contea per fare lo Hobbit.
Ore 7:15 esco di casa (non scalzo come un Baggins però) senza aver fatto colazione: mi ciberò di muschi e licheni, alla faccia di latte, cereali e biscotti, che poi con la rugiada del mattino sono anche più freschi e succosi. Mi incammino verso il Monte Canto (in mancanza del Monte Fato) con una bisaccia ed un bastone.
Ore 8:00 giungo finalmente nel bosco, pronto al consueto rito di agosto che ormai ripeto da quattro anni: raccogliere more selvatiche.
Ore 10:00 snobbo bellamente ortiche e rovi che tentano invano di impedirmi l’impresa, ma g’ho talmente la pèl de tàmbor che ormai i ma fa piö negòt (visualizza traduzione: ho talmente la pelle coriacea che ormai non mi fanno più effetto). Direi che ho raccolto sufficienti more per oggi.
Ore 11:00 rincaso con un sostanzioso bottino, circa 2 kg di dolcissime bacche viola scuro.

Adesso vi chiederete e quindi? E quindi signori il giorno seguente sono andato alla Tana a lavorare per voi! La marmellata di more selvatiche è pronta per una golosissima cheescake o in abbinamento a formaggi. Adesso, quanto meno per solidarietà vi tocca venire ad assaggiarla!

Pro memoria: ricordarsi di gettare l’anello del potere nella lava del Monte Fato.